Nadia: Lina Buffolente e il fumetto italiano del Novecento

Il mondo letterario italiano, così come lo studiamo a scuola, sembra lasciare intendere che le scrittrici del passato fossero molto poche, se non addirittura quasi inesistenti. Ovviamente così non è e per fortuna molti nomi, spesso passati sotto silenzio, stanno riemergendo. Questa è una delle grandi missioni di una piccola casa editrice indipendente, Rina: far riscoprire – o spesso proprio scoprire ex novo – le autrici che hanno popolato il nostro Novecento.

Matilde Serao, Carolina Invernizio, Virgilia d’Andrea sono solo alcuni nomi che fanno il catalogo dell’editore. Al coro di queste firme da romanzo si è aggiunta di recente anche una celebre disegnatrice e fumettista italiana: Lina Buffolente, con la sua Nadia. È guardando Antonio Canale, seduto a disegnare alla sua scrivania, che Lina si innamora del fumetto. Così, ispirandosi al Flash Gordon di Alex Raymond e frequentando l’Accademia di Belle Arti di Brera, si forma nell’arte del disegno e inizia a lavorare in un’epoca storica, durante il fascismo e nel secondo dopoguerra, in cui la scena era completamente occupata da uomini, spesso pubblicati sotto pseudonimo se non addirittura in anonimato.

La rivista «Per voi!/For You!», fondata da Giulio Cesare Ventura dopo aver perso il suo gommificio nel corso dei bombardamenti, propone al pubblico degli albi italiano-inglese, per diffondere l’uso della lingua degli Alleati. È proprio sulle sue pagine che, nel 1946, si inizia a pubblicare a puntate un fumetto di Lina Buffolente, Nadia: un mistero a Hollywood, un picture-novel, così come veniva chiamato all’epoca. Al fianco della giovane disegnatrice, responsabile della storia è G.C. Arutnev. Vi sembra familiare? Non è altri che lo pseudonimo dell’editore, il suo cognome al contrario. Nella versione di Nadia, recentemente pubblicata da Rina, ad accompagnare le vignette sono delle interessanti diapositive sul contesto storico e sociale del fumetto italiano. Questi paratesti sono firmati da Luca Raffaelli, che fa un ritratto di Lina, Laura Scarpa, che racconta del disegno al femminile, e Raffaele Alberto Ventura, il nipote dell’editore di «Per voi! ».

Quella di Nadia è una storia di spionaggio dal fascino patinato delle pellicole hollywoodiane con le grandi star di una volta: Lauren Bacall, Bette Davis, Joan Crawford, Ingrid Bergman. E la giovane protagonista che dà il titolo alle vignette è proprio una diva di Hollywood, scoperta per caso dal regista Charles Hutchins, che la soccorre dopo un incidente stradale mancato. La ragazza, bellissima oltre che attrice formidabile, ha una nutrita schiera di corteggiatori, tutti perdutamente innamorati di lei: Alex Burcke, la sua controparte maschile nel film Sogni di un valzer, Francis Gate, il truccatore, lo stesso Hutchins, un certo Istvan

Al di là delle chiacchierate origini di Nadia – nessuno sa da dove arrivi – la situazione sembra dotata di un discreto equilibrio… finché viene commesso un omicidio. Mentre la polizia brancola nel buio e accusa prima una persona poi l’altra quasi fossimo in una puntata della Signora in giallo, Nadia abbandona Hollywood nel disperato tentativo di ricucire gli strappi del passato e di trovare l’amore della sua vita. La risposta al mistero di questa affascinante diva è proprio lì, nei suoi ricordi.

I disegni di Lina Buffolente, oltre a ricordare quelli del già citato Flash Gordon, hanno il potere di evocare l’atmosfera di un noir, film o romanzo che sia, lussuriosa, decadente. Così, se quando spiamo Nadia da un ripostiglio nel suo camerino ci sembra di essere in Avversario segreto di Agatha Christie, qualche pagina dopo, quando Nadia e Istvan sono in macchina e discutono tra loro, ci sembra subito una scena di Harper, il film del 1966 di William Goldman con protagonista Paul Newman nei panni dell’investigatore Lew Harper.

Lina Buffolente non si lascia fermare da una tradizione fumettistica che, al più, le donne le vorrebbe impegnate in storie e disegni per l’infanzia. Con Nadia, e con una parte consistente della sua produzione, si lancia in un’avventura tipicamente maschile – quella dello spionaggio – dove a stringere le redini del gioco è un personaggio forte e indipendente come quello della diva che non ha paura di sporcarsi le mani.

Nadia è ricca di colpi di scena come nella migliore tradizione della letteratura d’appendice. Rivelazioni folgoranti, intrighi, flashback accompagnano i lettori dalla prima all’ultima pagina. Una lettura d’evasione, bella oltre i confini di genere e un frammento importante del fumetto italiano della prima metà del Novecento.

-Davide

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