Edizioni SUR | Domani avremo altri nomi di Patricio Pron

Quando si parla di romanzi – e non solo –, le storie d’amore sono oggetto della fantasia di autrici e autori da tempo immemore. Da Romeo e Giulietta di Shakespeare a Persone normali di Sally Rooney, da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen a Chiamami col tuo nome di André Aciman, il motore narrativo è sempre la passione di due amanti. Lo stesso si potrebbe dire di quelle storie che raccontano la fine di una relazione: sono state protagoniste di moltissimi romanzi e sono state rappresentate seguendo altrettante declinazioni. Domani avremo altri nomi (pubblicato da Sur nella traduzione di Francesca Lazzarato), di Patricio Pron, si può inserire a buon diritto nel solco di questo tipo di storie.

L’autore, considerato uno dei più importanti scrittori argentini, con questo volume ha vinto il Premio Alfaguara nel 2019, un prestigioso riconoscimento nell’ambito della letteratura di lingua spagnola. In Italia sono stati pubblicati anche Non spargere lacrime per chiunque viva in queste strade (gran vía 2018) e Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia (Guanda 2013).

Domani avremo altri nomi è la storia della fine della relazione di Lei e Lui. Una storia durata cinque anni, carica di ricordi e lunghe e amorevoli conversazioni. Lui è uno scrittore di non fiction, lavoro che continua a fare con trasporto e passione infantili, Lei è una architetta che si è stancata della vita abitudinaria che condividono, ormai un peso sulle sue spalle incurvate. I due fanno una sorta di autopsia di quello che erano in coppia, confrontandosi con gli amici e con il loro modo di rispondere al mondo esterno e a una nuova concezione della socializzazione. Così riflettono sulle dating app, sul concetto di famiglia, sulla maternità, sulle diverse sfaccettature del concetto di «coppia», che a volte coinvolge più di due persone.

A volte, dopo la rottura, aveva avuto l’impressione che i suoi sforzi per capire la separazione e accettarla – che lo obbligavano a tornare su dettagli della loro storia come quello – lo facessero sembrare un medico legale, qualcuno che cerca di far «parlare» un corpo morto: forse ogni storia d’amore finiva per diventare un’indagine, o meglio un’autopsia.

Nonostante il tema sia inflazionato e non particolarmente originale, il libro di Pron è un page turner – consentiteci l’anglismo. Il linguaggio pulito, preciso e armonioso scorre impetuoso da una pagina all’altra e ricorda, per immediatezza di fruizione, il copione di una serie tv. Normal People (tratta dal romanzo già citato di Rooney), Easy, Modern Love, Fleabag, Master of None. E c’è bisogno di una certa abilità nel maneggiare le parole e dare un tocco di dinamismo a una storia che è soprattutto viaggio emotivo.

Ma al di là dei sentimentalismi, nell’accezione più positiva del termine, il libro di Pron è ricco di interessanti spunti di riflessione. In primis, sulla natura e il significato di una relazione amorosa, ma anche sulle nuove «regole» che dominano questi rapporti e sui cambiamenti di una società sempre più votata alla transitorietà, nel lavoro (c’è anche una breve parentesi sullo stato delle librerie indipendenti), in famiglia, in amore. E anche se le persone rispondono a nuovi paradigmi e a nuovi input, il sistema su cui tutto si fonda – il capitalismo – non è cambiato e perciò giovani, e meno giovani, generazioni sono destinate a compiere gli stessi errori di quelle che le hanno precedute, seppur in forma diversa.

[…] era perfino possibile che le forme alternative di relazione amorosa che migliaia di persone come F. stavano sperimentando in quel momento, stavolta finalmente funzionassero. A Lei, tuttavia, le loro possibilità sembravano scarse come quelle della generazione precedente, perché le strutture economiche e sociali nelle quali i nuovi legami amorosi dovevano inserirsi non erano affatto cambiate dall’ultima volta che la coppia monogama era stata confermata come configurazione egemonica del desiderio e unità minima della società.

In questo, e anche nel modo di raccontare la realtà che ci circonda, essenziale e chirurgico (tanto essenziale da eliminare i nomi dei personaggi), Pron ricorda altri autori e autrici della sua stessa area socilinguistica che del raccontare i rapporti umani hanno fatto il loro cavallo di battaglia. Penso a Samanta Schweblin col suo Kentuki, a Laia Jufresa e Umami, Vera Giaconi e Persone care. Spesso un libro suscita sensazioni del tipo «questa storia sembra scritta apposta per me», oppure «questa storia è eterna, senza tempo». Be’, Domani avremo altri nomi un tempo ce l’ha, l’oggi in cui siamo immersi, la sfida di vivere in un mondo in continuo cambiamento, il nostro mondo.

-Davide   

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