Oscar Ink | 1984 di George Orwell, il Graphic Novel di Fido Nesti

Quest’anno si è fatto un gran parlare di George Orwell, pseudonimo dello scrittore britannico Eric Arthur Blair. Il motivo principale è stato che, trascorsi i settant’anni dalla sua morte, le opere sono diventate di dominio pubblico. Così abbiamo assistito alla fioritura di numerose nuove traduzioni proposte da varie case editrici: quella di Marco Rossari per Einaudi, Tommaso Pincio per Sellerio, Franca Cavagnoli per Feltrinelli, solo per citarne alcune. A far parte del grande schema delle cose è la pubblicazione, nella collana Mondadori Oscar Ink, del graphic novel di 1984, adattato e illustrato da Fido Nesti. In questo caso la traduzione di riferimento è quella di Nicola Gardini, che ha ritradotto l’opera per darle una nuova veste negli Oscar Moderni Cult.

George Orwell più o meno lo conosciamo tutti, mentre Fido Nesti, per chi non lo sapesse, è un disegnatore e illustratore dall’esperienza trentennale. Nato a San Paolo in Brasile, legge, per uno strano e singolare allineamento dei pianeti, il capolavoro dello scrittore britannico proprio nel 1984. Trentasette anni dopo si è trovato di fronte alla distopia profetica per eccellenza, re-interpretandone lo scenario da un punto di vista e con un mezzo completamente nuovi.

Abbiamo detto profetico ma in realtà Orwell, quando nel 1949 viene dato alle stampe il suo più grande romanzo, molte delle cose di cui ha scritto le aveva viste già. Il mondo in cui si muovono Winston e Julia è diviso in tre grandi zone geografico-politiche, l’Oceania (grosso modo Stati Uniti e Regno Unito), dove vivono, l’Eurasia (Russia ed Europa) e l’Estasia (Cina, Giappone e isole circostanti). Lo scrittore non le sceglie casualmente, ma si rifà alla conferenza di Teheran del 1943, dove Roosevelt, Churchill e Stalin discussero di certe aree globali di influenza e di come vi potessero esercitare al meglio il proprio predominio politico. E poi, l’autoritarismo, la propaganda e il controllo sistematico della vita sociale da parte del Partito ricordano da vicino la rivoluzione comunista in Russia e il governo fascista in Spagna durante la guerra civile, nonché il nazismo e la spaventosa macchina organizzata da Hitler. Tutti eventi cui aveva assistito, a volte di prima mano, lo stesso Orwell.

La Londra alle soglie della povertà, mezza distrutta, grigia e soffocante di 1984, è la stessa Londra in cui viveva lo scrittore ai tempi dei blitz aerei tedeschi. Ma, dicevamo, c’è anche qualcosa del futuro e, ahinoi, del nostro presente. In un certo senso, Orwell aveva predetto la società della post-verità. Non contano più passato e verità, se ripeti una cosa sufficientemente a lungo questa diventa una realtà consolidata, accettata con trasporto e cieca fiducia. Per controllare il comportamento dei suoi funzionari e dei suoi membri il Partito non si limita a mettere in campo una massiccia campagna propagandistica e l’occhio iper-invadente del Grande Fratello, sceglie di contraffare la realtà. Se un giorno il nemico è l’Eurasia, quello successivo è l’Estasia e tutti lo accettano senza un battito di ciglia perché la verità di ieri viene negata e sistematicamente cancellata, in modo che nessuno possa chiederne conto al Partito. Che, se ci pensiamo bene, è un po’ quello che succede oggi, con la differenza che, invece di cancellare la realtà dei fatti, ci si limita a confezionare fake news e a produrne in sovrabbondanza tale da non riuscire più a indicare con certezza quale notizia sia effettivamente affidabile.

Un giorno il Partito avrebbe annunciato che due più due faceva cinque e tu ci avresti dovuto credere. E il fatto che ti uccidessero perché non la pensavi come loro non era spaventoso quanto il sospetto che avessero ragione. In fin dei conti come possiamo essere certi che due più due fa quattro? O che la forza di gravità sia attiva? O che il passato sia immodificabile?

Il Partito però vuole di più. Vuole che tutti obbediscano e che lo facciano spinti da un senso di amore e gratitudine per il Grande Fratello. Così cerca di manipolare la mente umana, di rimuovere ricordi e riscrivere il passato. Una costrizione di questo tipo, basata sulla falsificazione delle nostre memorie, è stata oggetto di riflessione, qualche decennio più tardi, di Angela Carter in un suo racconto, Villa Scarlatta. Anche lì il Conte, come già il Grande Fratello e il Partito prima di lui, per ridurre all’obbedienza la giovane protagonista della storia sceglie di ricorrere alla contraffazione dei suoi ricordi. Una pratica crudele che mira all’annientamento dell’identità umana e del pensiero libero.

Riprendere in mano e leggere attentamente 1984 in un’epoca come la nostra, in cui la parola di un Trump di oggi vale esattamente come quella di un Trump di ieri (ma vale la stessa cosa per un qualsiasi politico o una qualsiasi persona di nostalgia autoritaria), anche se si contraddice apertamente, è più che un obbligo, è un dovere morale. Per evitare scenari futuri simili o perfino peggiori di quelli prospettati dal romanzo di George Orwell.

-Davide

6 pensieri su “Oscar Ink | 1984 di George Orwell, il Graphic Novel di Fido Nesti

  1. un intero album di Bowie è ispirato a 1984: Diamonds Dog. La moglie dello scrittore non diede il permesso di usare brani tratti dal libro ma Bowie non si curò, aggirò l’ostacolo e scrisse l’intero album ispirandosi al suo contenuto. Puoi vedere già dalla track list i titoli delle canzoni: 1984, Big brother…è un meraviglioso concept album (in cui trovi anche la mitica Rebel rebel)

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