Eris Edizioni | La porta del cielo di Ana Llurba, la recensione

La collana di narrativa di Eris, Atropo, accoglie al suo interno una vastissima varietà di voci che spaziano per genere e nazionalità. L’aggiunta più recente a questo coro è una giovane scrittrice di origini argentine che ora vive a Berlino, Ana Llurba. Oltre a occuparsi di narrativa e di poesia, Ana collabora con diverse riviste culturali e coordina workshop di lettura e scrittura. Eris sceglie di portare in Italia un romanzo che risale al 2018, La porta del cielo, nella traduzione di Francesca Bianchi e con gli inquietanti disegni di Ambra Garlaschelli.

La porta del cielo è la storia di Estrella e delle sue «sorelle». Le ragazzine, tutte giovanissime, vivono insieme in un tugurio chiamato Astronave. Lì le ha portare un uomo misterioso che si fa chiamare con l’appellativo di Comandante e che si allontana spesso per lunghi periodi, abbandonandole allo sguardo vigile e alla mano pesante di sorella Valentina, una donna che nutre una venerazione ossessiva per l’uomo. Le ragazzine si trovano lì perché fuori, a detta del Comandante, l’aria è irrespirabile e il mondo è ridotto in macerie a causa di una non meglio specificata Catastrofe definitiva. L’unica salvezza è pregare e aspettare l’arrivo dei Padri Creatori, che le dovrebbero salvare portandole con loro a Betelgeuse, alla Porta del cielo. Tuttavia, prima di poter «ascendere» hanno il difficile compito di sopravvivere alle angherie e alle torture del Comandante e di Valentina, una fra tutte la fossa dove regolarmente vengono confinate per punizione.

Nell’Astronave, in questo piccolo mondo angusto e spietato, Estrella esplora la propria femminilità confrontandosi con quella delle sue «sorelle», affronta la maternità e le difficoltà di una vita di stenti, mette in dubbio le sue convinzioni e ne trova di nuove. Femminismo e genere si uniscono per raccontare di un mondo crudele, che Estrella cerca disperatamente di comprendere, tra una penitenza e un «perdono».

Ana Llurba costruisce una storia che ricorda la fantascienza di Ursula K. Le Guin o Margaret Atwood, con personaggi femminili forti, seppur piegati dalle ingiustizie. Le atmosfere sono cupe, opprimenti, un po’ alla Ventuno di Guillermo López (altro romanzo consigliatissimo, pubblicato sempre per Eris Edizioni). Il mondo, o meglio la prigione senza speranza in cui vivono Estrella e le altre è un microcosmo di sporcizia, umidità, buio e scarafaggi. Siamo ben oltre la fine del mondo: i nuovi dei sono i Padri Creatori, le cui sacerdotesse e i cui sacerdoti sono le astronaute e gli astronauti che sono partiti per lo spazio e che hanno superato la Porta del cielo, Betelgeuse. Nuove religioni, nuovi miti, disperazione e lotta per la sopravvivenza, in uno scenario che presenta molti punti di contatto con quello prospettato da Gipi nel suo La terra dei figli (un graphic novel pubblicato per Coconino Press alcuni anni fa).

Estrella assume il ruolo che hanno le sante nell’iconografia cristiana. Da sola e in punizione nella fossa, racconta la storia sua e degli abitanti dell’Astronave. A farle da pubblico sono i suoi coinquilini lì in quel buco nella terra, gli scarafaggi che sfrecciano per tutta la baracca e che Valentina tenta con tutte le sue forze di eliminare, facendo volare oggetti da un angolo all’altro della catapecchia. Gli scarafaggi sono i suoi fedeli, condividono con lei cibo e spazi vitali, la venerano e la guardano adoranti nei loro piccoli carapaci che scricchiolano appena li schiacci.

La porta del cielo è una di quelle storie che ti strappano violentemente dalla tua comfort zone e ti ricordano che la letteratura a volte deve sapere anche disturbare, farti rimanere col sapore amaro in bocca. Questo senso di disagio e – oserei dire – di perturbante, viene amplificato dalle illustrazioni di Ambra Garlaschelli, una giovane illustratrice e grafica freelance, che ha realizzato anche la copertina del romanzo. Estrella è sola, abbandonata a se stessa e con un bambino nella pancia. Quale salvezza ci può essere? Quale salvezza esiste per chi quotidianamente lasciamo per strada in nome di un progresso e di un benessere che sanno spesso di finzione? La letteratura, Ana Llurba, prova a fare luce su un problema. Le risposte le dobbiamo immaginare e mettere in pratica noi lettori, che viviamo nel mondo reale.

-Davide

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