Confessioni di un omosessuale a Émile Zola

Émile Zola lo conosciamo perché è il maestro del naturalismo, perché ha scritto grandi romanzi come Les Rougon-Macquart, dove scandaglia la società dell’epoca con un’attenzione e un rigore tutti scientifici, perché durante l’affaire Dreyfus si è schierato a fianco dell’innocente. Ma esiste una curiosa vicenda editoriale che lo coinvolge direttamente, una vicenda nota ma di cui si parla poco e di cui fino a poco tempo fa rimanevano nell’ombra alcuni aspetti. Di questa storia riprende le fila la piccola casa editrice WoM, che ha deciso di pubblicare in una versione integrale e non censurata quelle che vengono chiamate le Confessioni di un omosessuale a Émile Zola.

Sul finire dell’Ottocento, lo scrittore francese riceve la lunga lettera di un giovane aristocratico italiano, suo appassionato lettore, che sente la necessità – confida a Zola – di vedere rappresentati nei suoi romanzi nuovi personaggi, considerati all’epoca scandalosi: gli omosessuali. Lui stesso, in un tentativo di raccontarsi e di fornirgli un modello di partenza, confessa di essere omosessuale e riporta alla memoria aneddoti delle sue avventure amorose e della sua vita familiare. Il ragazzo non svela la sua identità e rimarrà per sempre anonimo e, benché probabilmente Zola sia stato solleticato dall’idea di scrivere un romanzo a partire da queste rivelazioni, le sue confidenze rimangono chiuse in un cassetto per molto tempo.

Tuttavia, c’è un momento in cui lo scrittore francese sente l’urgenza di riportare alla luce le parole del giovane uomo, così le affida a un suo amico, un medico che studia i disturbi del linguaggio e l’«inversione sessuale», il dottor Georges Saint-Paul. L’uomo decide di pubblicare la lettera sulla rivista Archives d’anthropologie, dove esce divisa in sei numeri, a partire dal 1894, col titolo Romanzo di un invertito-nato. Il dottore, che si firma con lo pseudonimo Dr. Laupts, sceglie poi di riprendere il testo e pubblicarlo in una forma completa – con le parti troppo «scabrose» ed esplicite o censurate o scritte in latino, si intende – col titolo Tare e veleni, perversione e perversità sessuale. Un’inchiesta medica sull’inversione. Nel 1896, il giovane aristocratico scopre per caso che le sue confessioni sono state raccolte in un libro. La sua reazione, di fronte al modo in cui le sue esperienze sono state trattate, con lo sguardo cinico della scienza e dei pregiudizi dell’epoca, scrive al dottore una nuova lettera, un seguito in cui si espone ulteriormente e difende la propria unicità e diversità. Negli anni successivi sono state pubblicate diverse edizioni di questo caso editoriale, ma solo oggi, grazie al lavoro di WoM, con la curatela di Debora Barattin, e a quello del ricercatore Michael Rosenfeld, è possibile leggere la versione originale e senza censure. Le confessioni del giovane aristocratico sono accompagnate dalla prefazione di Zola al testo del Dr. Laupts e da una introduzione dello scienziato, oltre che dal seguito delle lettere e dalle magnetiche fotografie di Wilhelm von Gloeden (fotografie scattate a Napoli alla fine dell’Ottocento).

Nelle sue lettere, l’anonimo ripercorre in modo disordinato la propria vita. Parla dei suoi amanti, della sua famiglia e delle sue passioni. Emerge il quadro di un ragazzo cresciuto nella ricchezza che quando si entusiasma per qualcosa lo fa con un trasporto genuino e sincero, a volte sfibrante per la sua intensità. Quando parla delle sue esperienze sessuali non può fare a meno di esprimere opinioni e idee influenzate dai pregiudizi dell’epoca ma, soprattutto nella lettera finale – quella che fa pervenire direttamente al dottore – è evidente un percorso di crescita e maturità, per non dire accettazione della propria natura e difesa del diritto a esistere. È un ragazzo colto, che ama la letteratura, la poesia in particolare, e la musica. Gli piace essere circondato da cose belle e raffinate e, seguendo questa sua inclinazione, presta un’attenzione altrettanto entusiastica per la cura del proprio corpo.

Per certi versi, nel suo gusto per l’eccentrico e lo sfarzo, ricorda Jean Des Esseintes, il protagonista di A ritroso, il romanzo di Joris-Karl Huysmans, e il Dorian Gray di Oscar Wilde – che proprio in quegli anni era coinvolto nel processo per omosessualità. L’unica differenza con questi personaggi è che l’anonimo è un essere umano in carne e ossa, con le proprie passioni, i propri sentimenti e le proprie esperienze. Degli uomini di cui si è infatuato e dell’unico che sostiene di aver amato realmente racconta con dovizia di particolari l’aspetto fisico, gli incontri e la relazione che con loro ha instaurato. Nel complesso – e almeno in questo il Dr. Laupts aveva ragione – il lungo racconto del giovane aristocratico è un romanzo, per il ritmo «narrativo» che dona ai suoi ricordi e per la cura con cui caratterizza i suoi «personaggi», tanto i suoi amori quanto i suoi familiari.

Queste Confessioni sono il manifesto di intere generazioni di uomini omosessuali che non solo si sono visti privati dei propri diritti ma la cui esistenza è stata considerata alla stregua di una malattia da eradicare. L’anonimo è tormentato non tanto dalla propria natura ma dall’idea che la società imponeva di quello che si poteva considerare naturale. Con le sue Confessioni abbraccia la propria identità e la accetta senza riserve. Finalmente in pace. Finalmente sé stesso. «Ah, Signore! Sentirsi diverso rispetto a tutti gli altri è talvolta una soddisfazione. Ormai so ciò che sono e ciò che voglio. Tale sono nato, vivrò e tale morrò.»

-Davide

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