La metà scomparsa di Brit Bennett

Ci sono storie talmente importanti – perché non sono sola la storia di un singolo individuo ma di intere comunità, perché trattano temi attuali e scottanti – che è difficile trovare le parole adatte per raccontarle. La metà scomparsa di Brit Bennett, romanzo pubblicato da Bompiani nella traduzione di Martina Testa, è uno di questi casi. L’autrice, originaria della California del Sud, aveva esordito con Le madri nel 2016, edito qui in Italia da Giunti l’anno successivo (la traduzione è a cura di Giovanna Scocchera).

La metà scomparsa è la storia di una famiglia che vive nella piccola cittadina (fittizia) di Mallard, in Louisiana, una comunità che è nata con l’intenzione di ospitare persone afroamericane dalla pelle chiara e che non vogliono avere nulla a che fare con chi ha una carnagione più scura di quella di un greco. È in questo luogo opprimente, nella provincia americana, che nascono e crescono le gemelle Vignes. Desiree è la più intraprendente delle due, la più irrequieta e sente che Mallard le sta stretta. Stella invece, è più introspettiva, ama lo studio e sogna di poter iscriversi a qualche importante università americana. Tutto cambia quando un giorno, senza averlo realmente pianificato, le due ragazzine scelgono di abbandonare la cittadina. È a quel punto che di loro non si sa più nulla, fino a che, molti anni più tardi, Desiree torna a casa dalla madre, accompagnata da una figlia di pelle scurissima. Stella ha scelto di fingersi bianca e di costruirsi una nuova vita, tagliando bruscamente i ponti con la propria famiglia e il proprio passato. Cos’è successo alle due sorelle? Riusciranno a ricostruire un legame che sembra irreparabilmente perduto? Questi sono solo alcuni dei quesiti che il libro si propone di esplorare.

Mallard, così chiamato per via delle anatre dal collare che vivevano nelle risaie e nelle paludi dei dintorni. Un paese che, come qualunque altro, era più un’idea che un luogo. L’idea venne ad Alphonse Decuir nel 1848, mentre se ne stava in mezzo ai campi di canna da zucchero ereditati dal padre, che un tempo era stato il suo padrone. Morto il padre, il figlio ormai libero volle costruire su quegli ettari di terreno qualcosa che durasse per secoli a venire. Un posto per quelli come lui, che non sarebbero mai stati accettati come bianchi ma rifiutavano di farsi trattare come neri. Un posto terzo.

La storia ripercorre circa un trentennio, dalla fine degli anni Cinquanta alla fine degli anni Novanta. Passato e presente si intrecciano in continuazione e ruotano attorno alla scomparsa volontaria di Stella Vignes. Ma oltre a Desiree e alla sorella emerge un coro ricco e ben caratterizzato di personaggi. Early Jones, Reese Carter, June e Kennedy, i veri protagonisti di questo romanzo sono i legami che uniscono tutti questi individui, legami di sangue e per scelta.

Oltre alle relazioni, una delle tematiche centrali della Metà scomparsa è indubbiamente il «passing». Con questo termine si intende la capacità di una persona che appartiene a una determinata classe sociale o a un particolare orientamento sessuale, gruppo etnico o genere di passare – per l’appunto – per un membro di un’altra classe sociale, un altro orientamento sessuale, gruppo etnico o genere. Una delle motivazioni più frequenti per cui si sfrutta questo meccanismo è la possibilità di essere accettati dalla società o ottenere qualche privilegio. Questo è quello che fa Stella Vignes. Si finge bianca per acquisire quella libertà che non avrebbe mai potuto sperimentare se fosse stata considerata afroamericana, per assaporare quei privilegi che solo chi è bianco può permettersi di assaporare, per avere la stessa autorevolezza di un bianco. Ecco a cosa si riduce l’esperienza di Stella – ma anche quella di altre persone reali che vivono la discriminazione e il razzismo sui propri corpi, tutti i giorni – la possibilità di avere un po’ di quel potere che i bianchi, in particolare gli uomini, hanno sempre tenuto stretto tra le proprie mani, escludendo chiunque altro. Un potere che Stella acquisisce a costo di un grande sacrificio: la propria famiglia.

La metà scomparsa tratta con molta chiarezza e delicatezza di questo e altri temi ancora, purtroppo in alcuni casi, molto attuali. La violenza contro le donne, le discriminazioni alle comunità afroamericane, la transizione e l’identità di genere (che è diversa da quella sessuale). Una ricchezza di esperienze che rispecchia quella della lingua e della prosa di Brit Bennett, molto letteraria e scorrevole.

La possibilità di «reinventarsi», di vivere una nuova vita serpeggia in tutta la storia. Una nuova vita è quella che si costruisce Stella, certo, ma è anche quella che si costruiscono June e sua madre, Desiree, quando fuggono dal padre violento, o Kennedy che cerca di far decollare la sua carriera di attrice, o Early Jones che per lavoro si finge continuamente un’altra persona, o l’abilità delle drag queen di crearsi da zero un alter ego artistico sul palco. Tutti sperimentiamo esistenze diverse, chi per un motivo o per un altro, tutti cerchiamo di fuggire dal passato per avere un futuro. Non tutti ci riusciamo.

Il romanzo di Brit Bennett è una profonda riflessione sull’identità e sui sacrifici che compiamo per modellarla o farla semplicemente venire a galla. Ciascuno è frutto di esperienze diverse e queste esperienze ti segnano a fondo, spingendoti su un percorso particolare, che potrebbe allontanarti per sempre dalla tua famiglia e dalle persone che ami.

-Davide

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