In alto mare di Danilo Zagaria

Negli ultimi tempi ne sentiamo parlare spesso – anche se questo succede da decenni, se non di più –, è un fatto che ha sempre più rilevanza sulle nostre vite e già sta reclamando molto delle nostre esistenze: stiamo parlando di cambiamento climatico. Siccome parte importante della nostra identità è quella di essere prima di tutto dei lettori, ci viene naturale parlare della questione attraverso i libri. E questo è quello che fa anche Danilo Zagaria, divulgatore, redattore, amico, che con il suo In alto mare, pubblicato per la piccola casa editrice torinese add, affronta la materia con cui abbiamo aperto il paragrafo.


Visto che il cambiamento climatico è un problema che ha tantissime facce e tocca tantissimi aspetti, Danilo ha scelto di concentrarsi sugli effetti che opera a livello del mare. Nel suo incipit, racconta la storia della nave portacontainer Ever Laurel, un’imbarcazione che il 10 gennaio 1992, a causa di una tempesta che la colse durante la sua traversata nell’Oceano Pacifico, perse parte del suo carico. Il carico consisteva in circa 7200 confezioni di Friendly Floatees, piccoli animaletti di plastica colorata, compagnia del bagnetto di molti bambini. Da qui la bellissima copertina di Francesco Serasso, con le paperelle che affollano il mare.


Così Danilo inizia il suo percorso e racconta dei tanti problemi con cui le acque terrestri devono convivere quotidianamente. Si parla di plastiche – differenti per dimensioni e tipologia –, di inquinamento ambientale, di fusione dei ghiacci, di Artico, di pesca intensiva, di innalzamento delle temperature e di conseguente acidificazione delle acque. Il libro ha un dichiarato intento divulgativo ma, pur trattando argomenti complessi, lo fa con una chiarezza e una lucidità che lo rendono accessibile per tutti: dai ragazzi e dalle ragazze di una scuola x al semplice cittadino non esperto in materia (ma anche sprovvisto di un’infarinatura generale).


Danilo naviga le acque della divulgazione scientifica, ma lo fa con precisi riferimenti letterari. Leggendo il libro capiterà di trovare citazioni a sir Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes, a Lovecraft, a Ballard o a Franzen. I saperi si mescolano e ci avvertono dei pericoli del cambiamento climatico, ormai palese a tutti, ma ancor di più a chi leggerà In alto mare. Non ci sono dubbi, è causato e profondamente aggravato dalle attività umane, incuranti di aspetti fondamentali come il ciclo di vita degli organismi marini o l’impatto che determinate azioni possono avere sull’ambiente.


Per fare un esempio di qualcosa che si conosce poco, potremmo menzionare la spirale della morte artica. A causa dell’eccessiva produzione di anidride carbonica da parte degli esseri umani, le temperature continuano a crescere inesorabilmente. Siccome questo aumento non è uniforme in tutto il globo, succede che in certe regioni del mondo la temperatura aumenti molto più che in altre. È questo il caso dell’Artico e la ragione è semplice. Più aumenta la temperatura, più si fonde il ghiaccio. Più si fonde il ghiaccio, che ha la capacità di riflettere la radiazione solare evitando che l’ambiente circostante si scaldi troppo, maggiore è il calore assorbito e sempre più grande è l’aumento di temperatura. Questa situazione è grave al punto che ogni anno il ghiaccio artico fa sempre più fatica a ricostituirsi. La spirale della morte artica (Artic Death Spiral) rappresenta il punto in cui d’estate si raggiungerà la completa fusione dei ghiacci e quello che si formerà in inverno non sarà altro che ghiaccio sottile e poco resistente.


La spirale della morte artica è un chiaro esempio di come diverse problematiche si alimentino tra loro e comportino un’amplificazione del problema cambiamento climatico. Questo vale per tutti gli aspetti che Danilo affronta nel suo breve saggio. È evidente che non basta l’azione individuale del singolo, ma che la questione va presa di petto, globalmente. Questo non significa certo smettere di impegnarsi sul piano personale, semmai deve essere il motore per impegnarsi sempre di più e fare comunità con altre persone.


Ci piacerebbe concludere questo breve articolo sottolineando l’urgenza del problema e l’importanza di questo libro, che potrebbe esservi di ispirazione, prendendo in prestito le parole dell’autore:

Le sfide che molti problemi ambientali di cui abbiamo parlato nel corso del libro ci pongono sono simili a quelle poste dal COVID-19. E, soprattutto, come abbiamo detto, riguardano in prima battuta noi, gli esseri umani. […] Il discorso, volendo, potrebbe essere messo in questi termini: in un mondo che cambia potremmo dover essere chiamati a scegliere l’idea di umanità che vogliamo difendere e adottare in pieno Antropocene. Per esempio, il nostro modello economico. Stessa cosa per quello politico e per gli stili di vita. Climate change potrebbe voler significare: devi abituarti alle auto elettriche, perché quelle a benzina non potremo più usarle; i tuoi figli non potranno più scavare buche in spiaggia, perché quelle spiagge sono scomparse; quel pesce che ti piaceva tanto non lo potrai più mangiare, perché è diventata una specie protetta o si è estinta. Quanto siamo disposti a perdere? Quanta fatica ci costringeremo a fare?

-Davide & Marco

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