Sperling & Kupfer | Eclissi di sangue di Salvatore Esposito: il ritorno dello Sciamano

Non c’è sensazione migliore di leggere un nuovo capitolo di una serie che si è tanto amata. Non capita spesso, considerato che le serie che seguiamo di più sono state scritte in un passato lontano (e quindi già concluse). Avere tra le mani, dunque, Eclissi di sangue, il secondo capitolo della saga ideata e scritta da Salvatore Esposito e con protagonista Christian Costa, lo Sciamano, ci riempie di vibrante soddisfazione.

Difficile parlarne senza spoilerare almeno un pochino Lo sciamano, ma ci proviamo. Partiamo dalle basi: chi è lo Sciamano?

Christian Costa è un profiler specializzato, come è scritto sul suo biglietto da visita, in casi che hanno a che fare con rituali o procedure particolari (signature crime). Il soprannome Sciamano si riferisce al modo in cui approccia le scene del crimine. Onnisciente, ma senza la supponenza di Sherlock Holmes, quando Christian Costa è sul luogo del delitto entra in trance. Niente sfugge ai suoi occhi, è sempre due passi avanti al lettore.

Se nel primo volume si trovava nel Nord Europa, alle prese con uno strano omicidio dal sapore rituale, in Eclissi di Sangue Costa è negli Stati Uniti per catturare un serial killer che tiene in ostaggio, dentro una chiesa semi-abbandonata, tre bambini. La polizia locale lo ha ingaggiato per negoziare con il killer e per cercare di salvare i tre minori. Lo Sciamano però non agisce secondo le regole, ma va come un bulldozer – espressione presa in prestito da Bianca Romano – e se la cava sempre. Il suo compito è trovare i colpevoli e, quando possibile, salvare vite umane. Non spettano a lui le scartoffie e le lungaggini burocratiche dei processi. Con questi metodi poco ortodossi, riesce puntualmente a sbrogliare la situazione. Mentre cerca di sfuggire alla stampa e alle telecamere, viene avvicinato da uno strano personaggio che, dopo aver insistito, gli consegna un bizzarro biglietto da visita: oltre al suo nome, Ebenezer Aldini, sul retro del biglietto sono presenti alcuni segni, simili a rune.

Il romanzo a questo punto si divide: da una parte Costa viene chiamato a risolvere un omicidio efferato compiuto nella Penisola iberica. Una donna incinta è stata uccisa, le è stato asportato il feto e si sospetta una matrice rituale; dall’altra, in Italia, Bianca Romano, dopo l’incidente consumatosi ne Lo Sciamano, è in congedo in attesa del processo. Al momento vive nell’appartamento di Greta Barone, di cui non abbiamo più notizie. Il cerchio che sembrava chiuso, chiuso nelle fiamme, è ancora aperto: dal campo rom di Ostia è scomparsa Anna, la figlia di Esma Celjak.

Christian Costa, oltre a indagare su una serie di omicidi ascrivibili a una strana setta che porta avanti il mito del vampiro, si ritrova a fare i conti con il suo passato, nella forma del vecchio amico e collega Francisco Cruzado, con cui aveva vissuto a Manchester un’esperienza che lo ha segnato per sempre. Bianca Romano invece indaga un mistero che potrebbe minare non solo la sua sicurezza, ma anche quel poco equilibrio che è riuscita a conquistare.

Salvatore Esposito ci guida attraverso due indagini che affondano le radici nel mondo dell’esoterismo, ma non un esoterismo spicciolo da mago televisivo, fatto di formule e sieri d’amore, bensì qualcosa di più profondo. Come dice Christian Costa, spesso la gente crede alle leggende, e più ci crede più queste diventano vere. Quando Esposito scrive di magia, di stregoneria e di usanze non c’è nulla di didascalico, di farlocco, di vuoto. Tutto è organico e necessario per lo sviluppo della trama, anzi delle trame, che grazie alla scrittura precisa, mai arzigogolata o forzata, si avvicinano e si stringono, lasciando chi legge con la voglia di continuare la lettura.

Parlando ancora della scrittura di Esposito, rimandiamo a quanto già era stato detto su Lo Sciamano: su tutto spicca il taglio cinematografico. Le scene nello studio di registrazione di Renfield o gli scontri a fuoco ne sono un chiaro esempio. Sembra un po’ di trovarsi in una situazione opposta allo show don’t tell. Vediamo tutto attraverso una telecamera manovrata con perizia da Esposito.

Qualche nodo rimasto in sospeso ne Lo sciamano viene sciolto, ma tante altre domande rimangono senza risposta. La soluzione del caso iberico non è scontata, ma anzi gioca su alcuni trope famosi, senza scadere nel già visto o nel controverso. Salvatore Esposito riesce a gestire con delicatezza anche questioni un po’ spigolose, cosa che non si può dire di altri autori o autrici.

Insomma, Eclissi di sangue – un titolo non solo a effetto, ma rivelatore – è un perfetto secondo capitolo di una serie che, speriamo, possa continuare ancora per un bel po’.

-Marco

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