Il miglior amico del traduttore: il dizionario

Dal 29 settembre al 1 ottobre a Roma, presso l’Università Link Campus (Casale di San Pio V) si svolgeranno le XV Giornate della traduzione letteraria. Ci sarà una lunga serie di seminari nei quali si alterneranno le voci di traduttori ed editori illustri. È in questa occasione che verrà inoltre conferito il Premio “Giovanni, Emma e Luisa Enriques”, assegnato dalla giuria, composta da Ernesto Ferrero, Stefano Arduini e Ilide Carmignani ai traduttori letterari che si sono distinti per la loro attività o a quei personaggi che si sono impegnati a favore della traduzione. La vincitrice di questa edizione è Claudia Zonghetti, traduttrice di autori classici e contemporanei dal russo.

In concomitanza con queste giornate mi è venuto spontaneo il pensiero di parlare del migliore amico di un traduttore, il dizionario. Questa mia breve divagazione vuole tracciarne a grandi linee la storia.

Nell’uso comune il dizionario indica un libro che raccoglie le parole di una lingua, ma in realtà di dizionari ne esistono di diversi generi (troviamo dizionari biografici, enciclopedici, etc.). Nella fattispecie rappresenta una sorta di salvagente per il traduttore e lo scrittore, che lo consultano per determinare il significato di una parola, la grafia e la posizione degli accenti (per citarne solo alcuni usi). Grosso modo esistono due tipi di dizionari: quelli storici, che forniscono a chi legge la letteratura il mezzo di intenderla, e quelli dell’uso, che danno a chi parla o a chi scrive una serie di parole utilizzabili nel mondo presente e nella vita quotidiana.

Tra i dizionari storici ricordiamo il Vocabolario degli Accademici della Crusca, stampato a Venezia nel 1612. Questa raccolta suscitò da subito grande interesse e accese discussioni riguardo al forte fiorentinismo arcaizzante usato come criterio per la selezione delle parole. Al di là delle dispute ebbe il pregio di essere il primo dizionario italiano in assoluto a essere compilato secondo criteri scientifici e regole solide. La teoria alla quale ci si ispirò fu quella enunciata da Bembo ne Le Prose della volgar lingua, scritto del 1525 che prende come modelli linguistici italiani, due autori di quasi due secoli prima che avevano raggiunto la perfezione, Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa. Questo far riferimento ai sommi del Trecento ha comportato un ancorarsi alla perfezione del passato, una rigidezza che è stata solo in parte mitigata dall’aggiunta di alcuni scrittori allora contemporanei.

Un altro dizionario storico di grande importanza fu Il Nuovo dizionario della lingua italiana di Tommaseo Bellini, uno dei più illustri vocabolaristi italiani dell’Ottocento. Nelle voci di questa raccolta traspare molto la personalità dell’autore, in tutte viene indicata la paternità del vocabolo, e sono scritte in modo piuttosto originale tant’è che Giorgio Bàrberi Squarotti ha parlato di questo vocabolario come di «uno dei grandi esempi di invenzione letteraria» del nostro Ottocento. L’opera venne promossa dall’editore Giuseppe Pomba ma venne presentata a Torino solo nel 1861 dal suo successore, Luigi Pomba. Ha mantenuto validità di consultazione per tutto il Novecento, confermandone l’importanza per la lessicografia italiana.

Uno dei dizionari di maggior rilievo in assoluto è il Battaglia, fondato da Salvatore Battaglia con il nome de Il Grande Dizionario della Lingua Italiana. L’opera è stata pubblicata dalla casa editrice UTET, erede della torinese Pomba ed è frutto di 40 anni di lungo lavoro ininterrotto. La cura di questo mastodonte della lessicografia inizialmente fu diretta dallo stesso Battaglia poi, dagli inizi degli anni ’70, dal noto critico Giorgio Bàrberi Squarotti. È un’opera monumentale unica in Italia,  che documenta i lemmi con numerose citazioni tratte dalla letteratura italiana (con specifico riferimento agli autori). È uno strumento prezioso per il traduttore, che può andare a verificare se una certa combinazione di parole sia stata utilizzata o meno da uno scrittore.

Accanto ai dizionari storici abbiamo detto esserci i dizionari dell’uso. Questi hanno una storia singolare. In un’Italia post 1861 ad Alessandro Manzoni viene affidato il compito di stendere una relazione sull’uso della lingua italiana e sul mezzo per diffonderla. Manzoni sostiene che la lingua dell’Italia unita debba essere il toscano parlato della classe colta contemporanea e che questa lingua debba essere diffusa tramite il duplice ausilio della scuola e di un vocabolario dell’uso. Così, sulla base di queste riflessioni, nasce il primo Giorgini-BroglioNovo vocabolario della lingua italiana. Considerato lo scopo di questa raccolta, la presenza di arcaismi è notevolmente ridotta e anche i vocaboli tecnici e scientifici sono segnalati solo qualora questi vengano utilizzati nel parlato quotidiano. Gli esempi accanto a ciascuna voce sono presi esclusivamente dal parlato ma sono presenti anche interessanti indicazioni riguardo il livello di comprensibilità di una parola, la frequenza d’uso, il registro e le valenze di un verbo (ovvero la proprietà di un verbo di richiedere un certo numero di complementi per formare un concetto di senso compiuto). Questi elementi sono poi alla base della compilazione di tutti i vocabolari dell’uso odierni.

Per quanto riguarda i dizionari dei sinonimi, il primo che venne redatto fu il Sinonimi ed aggiunti italiani di Carlo Costanzo Rabbi. Venne pubblicato nel 1732 con l’intento di mostrare ai lettori la ricchezza della lingua italiana e dialettale. Nel 1830 venne pubblicato un Dizionario dei Sinonimi, curato da Tommaseo, ma con un principio diverso alla base. Questi rifiutava l’idea che le voci fossero tra loro interscambiabili, pertanto lo scopo principale era soltanto quello di metterne in risalto la diversità e la bellezza.

Accanto alla fioritura dei dizionari ottocenteschi si osservò la nascita di dizionari rivolti a chi non conoscesse bene il fiorentino. Pertanto lo semplificano, organizzando il lemmario in aree tematiche. Verso la fine dell’Ottocento compare il Prontuario di vocaboli attinenti ad arti, mestieri e cose domestiche e di uso comune, di Pietro Carena. In questo vocabolario sono raccolte le voci di ambito domestico, alcune tratte anche dal parlato contemporaneo degli artigiani, suddivise poi in macro-aree tematiche. Il Vocabolario nomenclatore illustrato (1909-1912), di Palmiro Cremoli, invece raccoglie i lemmi in base ai contesti d’uso e, insieme alle parole tecniche, vengono inclusi anche i neologismi. Infine arriviamo a un altro grande amico dei traduttori, il Dizionario analogico (Zanichelli, 2011), dove le parole sono raggruppate per grandi aree di significato e opportunamente collegate da una fitta rete di rimandi con aree tematiche che si espandono a raggiera. Fornisce uno strumento di grande importanza per esprimersi in modo accurato e preciso rispetto a un particolare campo semantico.

Sperando di aver tracciato un percorso interessante tanto quanto lo è nella mia mente, vi lascio ai vostri libri e ai vostri dizionari, con l’auspicio che non li guardiate più con gli stessi occhi distratti.

-Davide

 

3 pensieri su “Il miglior amico del traduttore: il dizionario

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