Gli azzardi del corpo di María Ospina Pizano | Edicola Ediciones

Se si fatica a leggere in questi tempi strani, può venire in aiuto una forma narrativa più breve, il racconto. Una delle raccolte più belle che abbiamo letto ultimamente è Gli azzardi del corpo di María Ospina Pizano, prima opera pubblicata in Italia di questa autrice, per i tipi di Edicola Ediciones, nella traduzione di Amaranta Sbardella.

Il volume raccoglie sei racconti tra loro collegati dalla ricorrenza di personaggi, luoghi o situazioni, ma senza una diretta consequenzialità e perciò leggibili anche individualmente. Questa interconnessione indipendente è la stessa forma di relazione che collega le diverse protagoniste di questa raccolta, ognuna alle prese con la propria storia e con lo spazio che occupa il corpo all’interno del mondo in cui vivono.

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María Ospina Pizano

Pizano racconta, con una prosa semplice, eterea e intrigante, le diverse sfaccettature della vita di una donna all’interno di una società come quella colombiana. Nel primo racconto, Policarpa, la protagonista è Marcela. Dietro di lei si nasconde un altro nome, un’esistenza diversa da quella che conduce ora ma adesso è una cassiera in un supermercato, un Carrefour. Per lei il mondo in cui vive è un mondo totalmente estraneo, si lascia incuriosire da quello che comprano i clienti, osservando attentamente qualsiasi cosa su cui posa lo scanner del codice a barre.

Della sua esistenza precedente veniamo a conoscenza grazie a un manoscritto, una biografia che sta scrivendo, o meglio, raccontando alla sua editor. In questo caso il corpo è non soltanto quello fisico ma è anche quello del testo, che diventa catartico non solo nell’atto pratico di scrivere ma nelle operazioni di violenza dell’editor.

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Bogotà, capitale della Colombia, è il calderone di tutte le criticità e disuguaglianze delle protagoniste de Gli azzardi del corpo.

Ma nei racconti della Pizano il corpo si declina in tante forme diverse. Dalla pura e semplice dimensione sensoriale al desiderio, quella volontà che ci spinge verso altri corpi, come succede in Salvezza di signorine. Nel racconto, Aurora, tornata a Bogotà dopo anni passati a New York senza mai ottenere o raggiungere qualcosa, si trasferisce davanti a un convitto gestito da alcune suore. Dalle finestre, scorge gli Hogares de paz che sorgevano nel quartiere e spia le studentesse del convitto, stabilendo un nuovo legame con una ragazza in particolare. Ma cosa vogliono l’una dall’altra? Cos’è veramente il desiderio, quando si parla di corpi?

In Collateral Beauty il corpo che custodisce sentimenti e memorie. Estefania  gestisce un ospedale per bambole ed è costretta a destreggiarsi tra braccia di porcellana, occhi di vetro, bambole antiche di paesi lontani, con il segreto desiderio di diventare come loro, eternamente immobile.

Ma uno dei racconti più potenti di tutta la raccolta è quello che le dà il nome, Gli azzardi del corpo. Mirla, ormai vedova, non sembra più la stessa dalla morte del suo Pepe. L’unica che riesce ad aiutarla e che le dà corda è la sua estetista, Martica, che la asseconda anche nella singolare fissa di collezionare forbicine. Forbicine che, a volte, nei pensieri di Mirla, la ostacolano e si frappongono tra il suo corpo e quel viaggio (o forse è una fuga?) che vorrebbe tanto intraprendere. Cosa succederebbe se davvero decidesse di andarsene?

María Ospina Pizano racconta le donne come se fossero davanti all’obbiettivo di una macchina fotografica. Le immortala così come sono, in tutta la crudezza dei loro corpi e nella spietatezza della loro condizione, senza cercare di commuovere il lettore o di creare una qualche forma di empatia stucchevole. No, Pizano ne racconta le battaglie, le paure, le speranze, il coraggio e i corpi senza filtri, dando vita a qualcosa che è difficile definire con la parola personaggi, quando quello che cerchiamo sulla punta della lingua è la parola persone.

-Marco

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