Lindau | Davide di Carlo Coccioli: la religione e la ragione

Il Novecento letterario italiano è ricco di figure più o meno note, alcune le incontriamo durante gli anni del liceo, altre le scopriamo soltanto per l’instancabile lavoro delle case editrici. Al secondo caso appartiene Carlo Coccioli, a lungo dimenticato, fino a che Lindau non ha scelto di ripubblicare alcune delle sue opere più importanti. Davide è uno degli ultimi romanzi scritti dall’autore livornese. Uscito nel 1976 per Rusconi, finalista al Premio Campiello, racconta della storia del Re d’Israele, personaggio in bilico tra mito e storia. Si tratta di una sorta di biografia raccontata sotto forma di una suggestiva storia in prima persona.

Nel lungo monologo a Dio – ma anche al lettore – Davide si lascia andare alle sue memorie, lui che giace ormai sul letto di morte, pronto a terminare la sua vita e a lasciarsi alle spalle le lotte per il potere che affliggeranno i suoi figli. Ricorda di come è stato unto da Samuele, scelto da Dio come futuro re d’Israele, condotto alla corte di Saul per allietare i giorni e la malattia del re cantando con la cetra. Davide che discende da una stirpe di angeli e dal letame, intrecciato com’è all’incesto della stirpe di Giuda. Una dualità continua che si esprime nella dicotomia tra intelligenza e istinto.

Il giorno in cui Samuele arriva a Betlemme, Davide, un ragazzino fulvo di capelli, viene avvertito da un giovane servo di tornare a casa, che lo stanno cercando. Il ragazzo non sa cosa l’aspetta e anche quando il giudice-profeta lo unge sospetta che dietro ci sia qualche oscuro stratagemma. Ma Samuele è lì per conto dell’Eterno, per cercare chi sostituirà Saul il Beniaminita. Nelle parole di Coccioli possiamo quasi toccare con mano lo sconcerto che Davide prova messo di fronte alla realtà della sua situazione. Lui, che passa le giornate a portare al pascolo le greggi, lui che, seppur discendente di Giuda (Ndr: non quel Giuda), non ha mai immaginato di poter diventare un giorno re… in fondo è solo un ragazzino.

Compresi che ero stato l’oggetto di una scelta di cui ignoravo i criteri. In un bagliore d’intuizione, seppi che quelle poche gocciole d’olio avrebbero formato una macchia capace d’inondare il mondo. Esaltante, benché imprecisa, e soprattutto intrasmissibile, questa scoperta mi faceva tremare: udivo il battere dei miei denti. La voglia di fuggire mi assalì di nuovo: scavare un buco: perdermici.

Dimenticarmi: non essere mai nato…

Ma quel ragazzino, alla corte di re Saul, cresce. Dopo la vittoria contro Golia inizia una rapida ascesa militare, sposa la figlia più giovane del Beniaminita e riceve affetto e attenzioni da tutti, in particolar modo da Gionata, il primogenito del re, a cui lo unisce un amore profondo. Ma allo stesso tempo, oltre al Davide soldato, dotato di tutti gli istinti del guerriero, esiste un Davide musico, un’artista che cerca di sanare la follia del re con la sua cetra.

Gioab mi ha detto un giorno, con quel tono brusco al quale non rinuncia mai, che il giovane Gionata (non dimentica mai di chiamarlo: il giovane) si era messo ad amarmi nell’istante in cui aveva notato che al re suo padre, che mi domandava chi fossi, io non avevo risposto: Re signor mio, il tuo servo non è che il pastorello la cui musica e il cui canto venivano a placarti nelle tue spaventose crisi!, il che per Gioab sarebbe stata una replica terribile ma normale; no, non vi era stata nessuna allusione da parte mia a quelle crisi né ai nostri incontri precedenti, e con questo avevo risparmiato la dignità e del re e dell’uomo.

Coccioli, oltre a ripercorrere le tappe del mito di Davide, sfrutta il percorso di crescita del personaggio biblico per porsi tutte le domande chiave che hanno contraddistinto il suo percorso di scrittore e che contraddistinguono quello di un individuo. Che cos’è l’amore? Che cosa significa vivere? Che cos’è la morte e che cos’è il nulla? Le due cose corrispondono? E si interroga anche sulla religione, su quel rapporto con Dio, il Tetragramma impronunciabile, che porta sempre a questa lotta continua tra cielo e terra, apparentemente inconciliabili. Un po’ come il Davide istinto e il Davide intelligenza.

Lo scrittore livornese crea ancora una volta un personaggio tormentato, nelle cui lacerazioni dell’anima cogliamo un’eco di don Ardito Piccardi (il protagonista di Il cielo e la terra), ma molto meno tragico e, escluso lo smarrimento iniziale, saldo nei suoi principi e con uno scopo ben prefissato in mente. Davide sa di essere l’eletto e il suo unico desiderio è quello di applicare la Legge di Dio in terra, in modo da ricucire la frattura tra storia umana e religione.

Ancora una volta leggere un libro di Carlo Coccioli significa leggere di un’altra delle mille vite dello scrittore. Ogni storia è un frammento diverso della sua anima, un nuovo tassello della sua ricerca letteraria e spirituale. Sono pochi gli scrittori in grado di fare di questa ricerca un valido soggetto narrativo. E allora, al prossimo Coccioli!

-Davide

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