#EinaudiTO: Dialogo di Primo Levi e Tullio Regge

La tappa di luglio di #EinaudiTO, considerato che il 31 del mese si sarebbe festeggiato il suo centounesimo compleanno, non poteva che essere dedicata a Primo Levi. Di Levi se ne parla tanto — anche se mai abbastanza, a nostro avviso — e spesso guardando a lui come testimone, aspetto indubbiamente importante della sua personalità ma che rappresenta soltanto una faccia di un poliedro assai più complesso. Così, nel tentativo di avvicinare due mondi che sono solo apparentemente distanti e memori della mostra tenutasi a Torino all’Accademia delle Scienze tra il 2017 e il 2018, abbiamo pensato di esplorare la figura del Levi chimico leggendo il Dialogo di Primo Levi e Tullio Regge.

Tullio Regge è stato un fisico italiano molto importante, nato nel vercellese nel 1931, studente all’Università di Torino e ambasciatore del mondo della scienza, tanto che ha lasciato un’eredità preziosa a tutti noi. Quando, e qui i fili che legano Einaudi a Torino si infittiscono, nel 1984, Ernesto Ferrero, che allora dirigeva le Edizioni di Comunità, decide di creare una serie di volumi dedicati all’ambito delle grandi professioni, arrivato agli scienziati, pensa subito a Regge. Il format di questi volumi, Ferrero, lo aveva immaginato inizialmente come intervista. Al professionista si sarebbe dovuto affiancare un intervistatore illustre che gettasse luce sulla persona interrogata. Ferrero aveva conosciuto il fisico quando lavorava per Paolo Boringhieri, insieme a Gian Arturo Ferrari, e sapeva che era una persona brillante e un grande divulgatore, ma non si sarebbe mai aspettato che questi gli facesse un nome per l’intervistatore: Primo Levi. Poi, Regge, propone a Ferrero di variare di poco il format e di trasformare l’intervista in una conversazione fra spiriti affini (lo spiega meglio lo stesso Ferrero nella sua Nota del curatore, nel volume pubblicato per Einaudi nel 2005; il volume pubblicato per le Edizioni di Comunità risale al 1984).

Primo Levi

E così, nel giugno del 1984, i tre – Levi, Regge e Ferrero – si ritrovano nella casa del fisico e nel giro di due intensi pomeriggi si mettono a discutere di scienza, letteratura e di molto altro ancora. Ernesto Ferrero ha il compito di sbobinare la lunga conversazione e di affinare le parti che necessitano di una limatura per la pubblicazione su carta.

Levi e Regge discutono veramente di tutto. A partire dalla vocazione scientifica di entrambi, un’eredità trasmessa per via paterna. Mentre il padre di Tullio era un contadino che da autodidatta si è preso il diploma da geometra, il padre di Primo era un ingegnere. Al futuro chimico e scrittore, quando era un ragazzino, comprava spesso libri sulla divulgazione scientifica. In primis i libri della serie Mondadori dedicata alla scienza, come I cacciatori di microbi di Paul De Kruif e L’architettura delle cose di Sir William Bragg. Ma anche, L’uomo, questo sconosciuto di Alexis Carrell (Bompiani) e Introduzione alla storia della stupidità umana di Walter Pitkin (che nel Dialogo Levi attribuisce erroneamente a Wilkins).

Levi ricorda che il padre frequentava Lombroso e l’ambiente dei positivisti di Torino, tanto che andava perfino a qualche seduta spiritica (il progenitore della criminologia era affascinato dallo spiritismo), non perché ci credesse davvero ma per capire se ci fosse un trucco e quale. Primo Levi coltiva così la propria passione per la chimica, condividendo con gli amici il microscopio da 250 ingrandimenti che il padre gli aveva comprato e osservando attentamente tutto quello che c’era da osservare attraverso le lenti dello strumento. E questa passione infantile raggiunge il suo pieno compimento quando, una volta iscritto all’università e finalmente messo piede in un laboratorio, non contemplato dall’ambiente scolastico finora frequentato, si innamora della vita dello scienziato, ammirandone il linguaggio semplice ed essenziale.

Tullio Regge

Il ragazzo non era mai stato soddisfatto del modo in cui venivano affrontate le materie scientifiche durante il programma scolastico. La visione imperante dell’epoca, quella gentiliana, prevedeva che ci si fermasse al diciottesimo secolo e considerava le materie umanistiche come materie dal valore formativo, mentre quelle scientifiche puramente informative. Una visione del mondo che raccapricciava lo scrittore. Con che leggerezza d’animo si dev’essere approcciato al mondo universitario, completamente diverso dall’istruzione come l’aveva conosciuta.

Levi si affascina al lato romantico della chimica. Vuole scoprire il perché delle cose, anche se si rende conto ben presto che, con tutta probabilità, un perché non esiste. La chimica lo emoziona. L’emozione dello scienziato è, per lui, «ravvisare o creare una simmetria, mettere qualcosa al posto giusto, è una avventura mentale comune al poeta.» E la chimica gli regala qualcosa di più rispetto ad altri scrittori. Un più ricco bagaglio di metafore, anzitutto. Metafore che nascono dal lavoro dello scienziato e dagli oggetti e le sfumature che popolano questo mondo. Poi, una maggiore capacità a discernere i particolari, a essere obiettivo. E infine, come dicevamo prima, una capacità di arrivare all’essenziale in poche parole, evitando di ruotare attorno a un concetto senza mai centrarlo.

La discussione tra i due continua a lungo. Parlano di meccanica quantistica e di possibili scenari futuri per la razza umana, di fotoni, di computer – che allora erano una novità – di Oppenheimer, di Heisenberg e di André Weil (matematico e fratello della scrittrice Simone Weil). Tutte persone che Regge ha conosciuto dal vivo quando lavorava a Princeton. Discutono di come, con l’avanzare della tecnologia, anche il modo di scrivere sia cambiato, nonostante certi paradigmi restino sempre uguali (come il fatto che avere troppo tempo libero nuoce alla scrittura e non l’aiuta, a differenza di quanto uno potrebbe essere portato a pensare). Un incontro di menti acute, denso, che va a toccare perfino la fantascienza.

…nella Guerra nell’aria Wells prevedeva addirittura la Seconda guerra mondiale, l’alleanza tra Giappone e Germania, la preminenza della guerra aerea. Al confronto, Verne appare un po’ pedante, un po’ didascalico. (…) Resta il fatto che un genere popolare come la fantascienza sta implodendo, e diventando una sorta di riserva di caccia, un monopolio dei fisici.

Il Dialogo tra Levi e Regge è un portale verso mondi sconosciuti, quelli che si nascondono dietro lo sguardo mite di due grandi uomini di cultura. Ma è, soprattutto, una chiacchierata tra pari, anzi, di più, tra due amici che si sono trovati e si sono messi a nudo, l’uno di fronte all’altro.

-Davide & Marco

3 pensieri su “#EinaudiTO: Dialogo di Primo Levi e Tullio Regge

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