#ReadChristie2022 | Non c’è più scampo: l’archeologia e la storia

Siamo quasi al giro di boa della challenge di lettura #ReadChristie2022. Il torrido mese di giugno ha visto per protagonista l’archeologia, argomento che, come ben sappiamo, è sempre stato molto caro a Agatha Christie. Molti romanzi scritti dalla giallista più famosa al mondo sono stati ispirati proprio a questa materia e la nostra scelta è caduta su un romanzo molto particolare, forse non eccezionalmente brillante.


Murder in Mesopotamia (Non c’è più scampo, nella traduzione italiana) è stato pubblicato in Inghilterra nel mese di luglio dell’anno 1936. Il romanzo racconta di una spedizione archeologica in Iraq. La voce narrante – la storia viene raccontata in prima persona – è quella di un’infermiera, Amy Leatheran. La ragazza, che si trova lì per assistere la moglie del professor Leidner, dubita sin dall’inizio che le paranoie, come da tutti vengono bollate, della signora Leidner siano soltanto questo. A rafforzare i suoi sospetti è il fatto che a nessuno, con l’eccezione del marito, sembra stare particolarmente a cuore la persona di Louise Leidner. Questi sospetti vengono confermati quando la donna muore, assassinata. È a quel punto che arriva Hercule Poirot, pronto a sbrogliare i fili di una matassa apparentemente insolubile.


La decisione di raccontare la storia sotto forma di un resoconto scritto in prima persona non è una scelta stilistica nuova per Christie. I romanzi in cui fa capolino Hastings sono scritti proprio dal punto di vista dell’assistente e amico del piccolo investigatore baffuto. Qui – in Non c’è più scampo – è curiosa la scelta di mescolare due aspetti della vita della scrittrice che sono stati per lei così importanti: la professione di infermiera e l’archeologia.


È noto che Agatha Christie partecipasse alle spedizioni archeologiche del secondo marito, Max Mallowan, con vivo entusiasmo. E non si limitava a osservare le attività di scavo o a riposare all’ombra di qualche antica rovina. Aiutava attivamente i membri della spedizione. E questa sua conoscenza diretta della materia e la sua esperienza si riflettono, forse più qui che in altri romanzi simili, in modo particolarmente evidente. L’atmosfera al campo del professor Leidner è proprio quella che troviamo anche nella biografia di Christie (l’autobiografia, ma anche, e soprattutto, Viaggiare è il mio peccato).


Non c’è più scampo ha molti punti in comune con altri romanzi tipo Assassinio sul Nilo, La domatrice, C’era una volta. Ma, al di là dell’ambientazione, viene facile fare un parallelismo tra il personaggio della signora Leidner e quello della signora Boynton in La domatrice. Entrambe sono donne dal carattere forte, abituate ad avere dagli altri quello che vogliono, e sono odiatissime. Forse l’odio che gli altri membri della spedizione provano per la signora Leidner non è altrettanto giustificato quanto quello che provano i figli e le figlie della signora Boynton per la madre-matrigna.


Al di là delle curiosità scientifiche e antropologiche, e della semplicissima ma efficace trovata che permette all’assassino (o l’assassina?) di compiere un delitto sotto lo sguardo di tutti, Non c’è più scampo non è uno dei romanzi di Agatha Christie più riusciti. Ci sono alcuni aspetti della storia poco credibili, in primis il movente del delitto, che sembra troppo arzigogolato.


Ultima interessante postilla riguarda un eventuale adattamento per il teatro. Negli appunti lasciati dalla scrittrice, John Curran ha scoperto il germe di un’idea per uno spettacolo teatrale. In quel caso, Christie avrebbe voluto rimaneggiare l’intera storia e ispirarsi al «caso Alger Hiss», un ufficiale del dipartimento di stato americano, accusato di essere una spia e incarcerato per spergiuro nel 1950. Chissà quale strana storia ne sarebbe uscita fuori!

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